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Dopo la mini a.r.k. ... 
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Salve.
Oggi è Sabato e quindi ho abbastanza tempo libero ( povera famiglia :oops: ).
Riguardo le affermazioni riportate ed espresse da illustri professionisti debbo fare qualche precisazione.
Primo:
Questi professionisti non hanno mai preso carta e penna per pubblicare i loro lavori e la loro parola vale almeno quanto la mia.
Secondo:
Questi professionisti affermano di avere effettuato Mini ARK e di averla abbandonata. Piccolo probkema è quello rappresentato dal fatto che questi professionisti non hanno mai, ripeto mai, chiesto al sottoscritto come e aundo fare una Mini ARK e l'improvvisazione e l'auto apprendimento non sono mai una cosa buona quando si parla di chirurgia.
Cosa ancora più importante non mi hanno mai chiesto quando NON fare una Mini ARK.
Se io eseguo una cheratoplastica senza avere mai fatto scuola presso qualcuno che la conosce e la pratica da anni e se poi questa cheratoplastica non mi riesce, io non mi posso permettere di dire che la cheratoplastica non funziona. Sono io che ho agito superficialmente.
Terzo:
Alcuni asseriscono che "non si sa cosa succede dopo cinque o sei anni".
Errore, io lo so benissimo e lo ho scritto nei lavori "scientifici" presentati nei congressi dal 1994.
Ora, dato che le mie Mini ARK datano anche dodici anni e sono assolutamente stabili, questi professionisti dovrebbero sentire il bisogno di dimostrare, e non solo dire, che non è vero. Io sarò lieto di sentire dei miei pazienti "anziani di chirurgia" e di chiedere loro di farsi esaminare da questi professionisti così che possano dire, di fronte all'evidenza, no, non è vero, queste cornee sono instabili.
Ma, porca miseria, è possibile che esistano pazienti operati da dieci e più anni che stanno benissimo e che ancora esista chi nega non solo la loro esistenza ma che non senta nemmeno il bisogno di vederli e visitarli?
Poi, il fatto che qualche intervento possa non essere riuscito perfettamente è ovvio e logico, ma, qualcuno di voi o dei professionisti citati può forse dire che gli altri interventi riescono al 100%?
Io aspetto che qualche chirurgo si alzi e, a questo punto, dica: Si, i miei anellini o le mie cheratoplastiche, lamellari o perforanti od altro che faccio, riescono sempre tutti e non esiste alcun effetto negativo.
Se questo accade io, prometto :twisted: , affermerò pubblicamente che la Mini ARK è superata.
Ripeto, alcuni miei pazienti si sono messi a disposizione per un controllo coi colleghi di Siena e di ciò sono felicissimo, vedrò, se siete concordi con questo, di reperire altri pazienti da aggiungere per le visite di controllo.
Francamente non credo si possa chiedere di più.
Saluti a tutti.
Marco Abbondanza

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dr. Marco Abbondanza


sabato 18 febbraio 2006, 17:50
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Credo non vi sia dubbio sul fatto che la mini a.r.k. migliori nel breve periodo il visus di noi pazienti.
Mi par di capire dati alla mano che solo il 20% circa di noi arriva al trapianto, ciò significa che al restante 80% l'evoluzione del cono in un determinato periodo si arresta. Anche se il momento in cui si arresta è random...

Cita:
Ma, porca miseria, è possibile che esistano pazienti operati da dieci e più anni che stanno benissimo e che ancora esista chi nega non solo la loro esistenza ma che non senta nemmeno il bisogno di vederli e visitarli?


Dottore... sempre con infinito rispetto... come può essere certo che questi pazienti siano stabili per merito della mini a.r.k. e non per cause naturali?

Ste.


sabato 18 febbraio 2006, 21:14
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Salve.
La risposta è molto semplice e si basa su due dati di fatto.
Primo :
I pazienti che si sono operati presso di me erano, pressochè per la totalità, pazienti giovani ( CK più aggresivo ed evolutivo) e, soprattutto pazienti in evoluzione rapida.
Secondo :
La risposta è già stata data quando ha parlato di statistica: Lei ha detto che circa il 20% dei cheratoconi và incontro al trapianto. Ora, a parte che la precentuale è leggermente superiore, circa il 24%, resta il fatto che non ho avuto fallimenti, ossia ripresa della progressione, con questa percentuale. La mia percentuale di insuccessi ( ossia ripresa del cono o cattiva visione ) è di circa il 5% dei pazienti operati.
La statistica, quindi, mi dice che, se non li avessi operati, un altro 15% dei pazienti avrebbe avuto un peggioramento tale da portarli alla cheratoplastica.
Spero di avere chiarito almento questo punto.
Saluti a tutti e buona Domenica.
Marco Abbondanza

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dr. Marco Abbondanza


domenica 19 febbraio 2006, 15:54
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@fasterix a noi poco interessa la causa della stabilità, quello che dobbiamo accertare è se la miniark può destabilizzare un cheratocono
non in evoluzione, chiaro che bisogna distinguere tra forme fruste ,
e forme" attive" , e nel secondo caso se è realmente in grado di bloccarne il proggredire.

@dott abbondanza, una studio serio dovrebbe comprendere un congruo
numero di pz con almeno un decennio di post operatorio, "i mie pazienti" non è una unità di misura accettabile, (come sa una rondine non fa primavera),
e sa anche che esistono "suoi pazienti" che non hanno avuto brillanti risultati, quindi, stabiliamo un unità di misura universale e incontestabile.


inoltre ,stento a credere, che la miniark dopo avere attinto clienti, quasi esclusivamente dalla propaganda mediatica( il suo sito e quello del suo collega ne sono la prova), rinunci ad un arma formidabile e devastane come la testimonianza clinica di pz "attempati", prestandosi ad uno sterile scontro di teorie, provate e non provate.(questo mi fa propendere per l'inconsistenza o l'insufficenza dei casi trattati nei primi anni 90).

nutro seri dubbi, quando attribuisce le ipotetiche brutte avventure dei suoi colleghi, a scarsa manualità e cattiva conoscenza della tecnica, in quanto,
la flebile fiamma, che mantiene ancora viva la cheratotomia ,nell'universo della chirurgia refrattiva, nasce dalla facilità di esecuzione, e dai suoi bassi costi.


noto con rammarico che anche lei dottore si lascia spesso trascinare dalla deriva demagocica, propria di suoi colleghi, in quanto a mio modesto parere paragonare la cheratoplastica (tecnica demolitiva e ritenuta ancora atto finale di un percorso ), con ark e icr sia fuorviante e profondamente sbagliato in quanto le diverse tecniche, si rivolgono a target, di livelli patologici molto differenti.





infine le riformulo la domanda in maniera più diretta:
la cheratotomia radiale assimmetrica può precludere una cheratoplastica lamellare profonda?

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domenica 19 febbraio 2006, 16:33
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Mi scusi dott. Abbondaza, vorrei fare ank io una domanda: se la mini a.r.k. non pregiudica una cheratoplastica perforante, vorrei sapere ank io quello che ha chiesto pa36, cioè se può pregiudicare una cheratoplastica lamellare profonda, e anche se può pregiudicare una cheratoplastica lamellare a spessori differenziati con il laser ad eccimeri.
Grazie


lunedì 20 febbraio 2006, 12:28
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Salve.
Eccomi qui a parlare di cose difficili con un mezzo ( il computer) che è, si, ottimo ma toglie quell'immediatezza che un semplice schizzo su un pezzo di carta chiarirebbe meglio.
Ci provo.
Una Mini ARK non preclude mai una cheratoplastica a spessori differenziati a mezzo laser per il semplice motivo che il raggio riesce ad ablare con la stessa facilità sia il tessuto corneale che quello cicatriziale.
Una Mini ARK non preclude mai la cheratoplastica automatizzata ( ne ho parlato qualche volta) in quanto il microcheratomo riesce a a " tagliare" con la stessa facilità e precisione i due tipi di tessuto.
Una Mini ARK non preclude la cheratoplastica quando è ben eseguita.
Questo è il limite di questa metodica.
Mi spiego più dettagliatamente.
Quando eseguiamo le incisioni della Mini ARK noi andiamo ad incidere il tessuto corneale per una percentuale del totale del tessuto presente, in media circa 80-90% del tessuto. Se questo limite è rispettato non vi sarà alcun problema ad eseguire una lamellare profonda in quanto noi andiamo, con questa tecnica, a rimuovere la totalità del tessuto corneale lasciando in sede la sola membrana di Descemet e l'endotelio.
Un problema ad eseguire la lamellare profonda potrebbe avvenire se, nel praticare l'incisione si è andati troppo in profondità. In questo caso si verrebbe a creare un'aderenza tra la Descemet ed il tessuto cicatriziale. Questa aderenza può complicare la separazione tra i due strati.
Si può dire, quindi, che la lamellare profonda può essere complicata da una Mini ARK eseguita non a regola o su di una cornea eccessivamente sottile.
Si deve però dire che la stessa complicazione si ha anche nel volere eseguire una lamellare profonda in cornee che abbiano leucomi del tessuto, in quanto i leucomi sono cicatrici " spontanee" del KC o prodotte da un cattivo uso delle LAC.
Vediamo quindi che la MINI ARK non può mai complicare due tipi di cheratoplastica e che può complicare la lamellare profonda quando eseguita con complicazioni.
Lo stesso tipo di problematica si ha però quando esistano leucomi corneali, ed i chirurghi che eseguono le lamellari profonde conoscono questo tipo di problema, ma vanno ad eseguire tale metodica anche in quelle condizioni, in quanto l'operazione sarà più complessa ma comunque possibile.
Spero di avere chiarito un aspetto tecnico alquanto complesso e mi dispiace di non avere la padronanza dei mezzi tecnologici odierni altrimenti potrei scarabocchiare qualcosa ed inviarlo come allegato :oops: :oops: .
Saluti a tutti.
Marco Abbondanza

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dr. Marco Abbondanza


lunedì 20 febbraio 2006, 22:19
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Decisioni riguardanti il programma chirurgico cambiano a seconda dei casi, mentre l'esperienza del chirurgo nel campo della chirurgia refrattiva occupa un ruolo fondamentale.
Mentre si eseguono le incisioni, secondo le nostre statistiche, delle micro-perforazioni non volute possono raramente accadere e normalmente non hanno bisogno di nessun trattamento (rari casi di sutura con nylon 10-100). Queste micro-perforazioni erano accidentali e dovute all'eccessiva irregolarita' dello spessore corneale, particolarmente in quei casi dove il cheratocono era in una fase piu' avanzata (III).
Le micro-perforazioni, statisticamente, non hanno avuto nessuna rilevanza sul risultato finale. La norma e' di incidere non piu' dell'80% dello spessore


Queste sono affermazioni di un suo collega che difficilmente quantifica
quello che poco gli conviene.

Secondo le sue statistiche dott Abbondanza, in quali percentuali si incorre in microperforazioni?

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martedì 21 febbraio 2006, 11:44
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Salve.
Eccomi.
La risposta è articolata.
Ovviamente il tutto dipende da svariati fattori.
Come è stato scritto dal mio collega le microperforazioni sono un evento occasionale, incidentale e dovuto alla eccessiva irregolarità della cornea.
Ora, questa condizione si verifica quando il cheratocono è in fase molto evoluta.
Da queste semplici premesse si deduce chiaramente che il rischio è direttamente proporzionale alla gravità del cheratocono.
Di conseguenza non si avranno microperforazioni in quei casi dove il cheratocono è in fase più iniziale.
Quindi il richio, e la conseguente relativa statistica, è la seguente: non si hanno perforazioni in casi di cheratocono con uno spessore sufficiente a non dovere portare la metodoca versi i suoi limiti.
Quindi, ancora e più chiaramente, in casi al I° e II° stadio non si corrono tali rischi, in alcuni casi di III° stadio il rischio lo si può quantificare, secondo ( è ovvio ) la mia personale statistica intorno al 15-20%.
Se andiamo a vedere quanti cheratoconi, in totale I°-II°-III° stadio, sono stati da me operati la percentuale sul totale scende, drasticamente, sotto il 5%.
Questo dato,è chiaro, si basa sul fatto che io seleziono i pazienti che dovranno subire una MiniARK e, di conseguenza, la precentuale è relativamente bassa in quanto cerco di non operare cheratoconi al limite della metodica.
Comunque, quando anche occorre una microperforazione, questa non inficia la possibiltà di essere operati con lamellare profonda per alcune ragioni.
Chi opera di lamellare profonda sa benissimo( vero Igor?) che accade di produrre una lacerazione della Descemet nel corso dell'operazione, ora, se la lacerazione è piccola si procede ugualmente con la lamellare perchè è possibile rimediare al problema con alcune manovre specifiche.
Quindi, se un paziente al III° stadio si opera con la Mini ARK, se questo paziente ha una microperforazione, se la Mini ARK nel suo caso non riesce a stabilizzare il cheratocono, bene, questo paziente si può sottoporre alla tecnica lamellare profonda. Certo, la microperforazione è un incidente che non dovrebbe accadere e se tutto quanto sopra , invece, accade è ovvio che il chirurgo che dovrà utilizzare la lamellare profonda avrà una variabile in più di cui tenere conto.
Chiaramente stiamo parlando di situazioni nella quali, comunque, questa persona non aveva molte possibilità chirurgiche nel suo futuro ed è per questa ragione che oggi tutti i chirurghi cercano di effettuare interventi precoci tali da non fare arrivare il cheratocono in situazioni comunque a rischio.
Sarò molto felice se il X-link ci permetterà di intervenire in fasi ancora più precoci e tali da non potere vedere più, in futuro, cheratoconi in stadi evoluti.
Spero di avere potuto spiegare in termini comprensibili a tutti dei fatti tecnici che, vi garantisco, non sono affatto semplici.
Chiedo poi scusa se chiedo di chiarire, a me, un punto: non mi sembra di essere, mai e ripeto mai, demagogico nelle mie mail, posso essere portato a semplificare dei concetti, ma non faccio mai demagogia.
Tuttalpiù posso essere leggermente polemico ed anche sarcastico, ma demagogico,no :? :? .
Saluti a tutti. Marco Abbondanza

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martedì 21 febbraio 2006, 21:06
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Dott. Abbondanza, è possibile avere un ordine di grandezza del numero dei suoi pazienti? 10 - 100 - 500 - 1000 - 2000 - 5000?

Grazie.

Ste.


martedì 21 febbraio 2006, 21:40
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Salve.
Facile, facile.
Nell'ultimo lavoro che ho preparato, in attesa di qualche congresso( chissà mai :D :D ) parlo di settecentocinquanta occhi sottoposti ad intervento.
Questa à la mia attuale casistica.
A presto. Marco Abbondanza

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giovedì 23 febbraio 2006, 0:09
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Cita:
Chiedo poi scusa se chiedo di chiarire, a me, un punto: non mi sembra di essere, mai e ripeto mai, demagogico nelle mie mail, posso essere portato a semplificare dei concetti, ma non faccio mai demagogia


Va bene ritiro, e chiedo scusa,.... :lol: era mia intenzione, solo ribadire,che
è importante non generalizzare, per non aggiungere confusione a confusione....



Cita:
Un problema ad eseguire la lamellare profonda potrebbe avvenire se, nel praticare l'incisione si è andati troppo in profondità. In questo caso si verrebbe a creare un'aderenza tra la Descemet ed il tessuto cicatriziale. Questa aderenza può complicare la separazione tra i due strati



Perchè nel caso delle microperforazioni questo concetto non vale?




Cita:
Chi opera di lamellare profonda sa benissimo( vero Igor?) che accade di produrre una lacerazione della Descemet nel corso dell'operazione, ora, se la lacerazione è piccola si procede ugualmente con la lamellare perchè è possibile rimediare al problema con alcune manovre specifiche.
Cita:

Verissimo, anche se molto spesso il chirurgo converte in pk,
ma qui stiamo parlando degli esiti cicatriziali al livello della descement
di quanto possano complicare la lamellare profonda......
Nel caso che Lei ha citato, lo slamellamento è già avvenuto, quindi se le condizione della descement lo consentono, si può proseguire.
Ma quando vi è un aderenza fra lo stroma e la descement,dovuta alla cicatrice data dalle perforazioni post mark, quanto è più probabile la necessità di convertire l'intervento in perforante?

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giovedì 23 febbraio 2006, 11:55
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