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Nerve Growth Factor - Una speranza per il chera? 
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Utente anziano
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Iscritto il: giovedì 16 giugno 2005, 14:29
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Messaggio Nerve Growth Factor - Una speranza per il chera?
Vi invito a leggere con attenzione questo articolo che trovate, in forma completa sul sito della Fondazione Betti a questo indirizzo.

http://www.fondazionebietti.it/index.php?page=1067

[b]Una delle linee di sviluppo della ricerca che il MINISTERO DELLA SALUTE ha assegnato alla Fondazione per il triennio 2006/2006 è proprio di verificare il ruolo di questo Nerve Growth Factor (NGF) e dei suoi ricettori nell'evoluzione del cheratocono al fine sia di conoscerne i "marker" e sia come terapia (DEFINITIVA?) per la cura del Cheratocono
.

Sarebbe molto interessante contattare la Fondazione per avere qualche informazione in più e sull'evoluzione della ricerca in questo senso sopratutto perchè, leggendo qualcosa che ho trovato sull'argomento in Internet l'NGF (ragazzi sta' cosa l'ha scoperta la Montalcini che si è presa il premio Nobel):

a) mette insieme in un certo modo tutte quelle correlazioni tra il chera ed altre malattie (allergie, infezioni, dermatiti etc..) che si possono trovare in alcuni casi, anche se non tutti, collegate al chera;

b) dà una spiegazione che a me pare + logica al fatto che non ci sia una vera "ereditarietà" nello sviluppo del chera

c) Non ultimo è una grande speranza per quei frequentatori del Sito che hanno segnalato problemi di ulcere corneali[/b]



ATTIVITA’ CLINICA E DI RICERCA - Fondazione Betti Roma


Malattie allergiche dell’occhio

Diverse ricerche cliniche e sperimentali sono in corso per studiare la patogenesi delle forme infiammatorie allergiche al fine di migliorare la terapia. In particolare per la rinocongiuntivite allergica viene utilizzato il test di provocazione congiuntivale. Questo test consiste nell’applicare una goccia di allergene a cui il paziente è sensibile (dalla cutireazione al RAST) nel fornice congiuntivale. In caso di positività si avrà una reazione iperemica sulla congiuntiva dopo pochi minuti dall’instillazione che serve a confermare la sensibilità congiuntivale all’allergene utilizzato. Generalmente questa reazione congiuntivale decresce rapidamente per scomparire nel giro di 20 minuti. Il test non è effettuato solo a scopo diagnostico ma serve anche a valutare la reazione cellulare e la quantità di varie sostanze infiammatorie presenti nel liquido lacrimale, e cioè eosinofili, linfociti, prodotti di derivazione eosinofila, come la proteina basica, la proteina cationica, ecc...
In corso di congiuntivite primaverile è spesso importante quantificare il grado di infiammazione e di valutare la presenza di vari mediatori dell’infiammazione. Gli studi più recenti da noi condotti hanno descritto le caratteristiche della cheratocongiuntivite primaverile, hanno evidenziato la presenza di una possibile neuroregolazione, ed hanno evidenziato l’importanza e l’efficacia terapeutica di alcuni prodotti antiallergici per uso topico.




Neuroimmunoendocrinologia e malattie della superficie oculare

Evidenze cliniche e sperimentali dimostrano come il sistema immunitario sia strettamente connesso sia al sistema endocrino che nervoso. E’ una constatazione comune in clinica che alcune patologie presentano una diversa incidenza nei due sessi, che vi è un’ insorgenza in una specifica fascia di età e che il quadro clinico può variare in seguito allo sviluppo puberale. Inoltre studi in vitro e su modelli animali dimostrano come sia possibile modulare la risposta immunitaria agendo sui livelli di ormoni sessuali. Negli ultimi anni stiamo valutando le connessioni tra ormoni sessuali e patologie infiammatorie della superficie oculare in particolare quelle di natura allergica ed autoimmune. In particolare stiamo valutando la possibilità di influenzare la reazione infiammatoria congiuntivale mediante la somministrazione di ormoni sessuali. Inoltre abbiamo evidenziato come nelle connessioni tra sistema endocrino ed immunitario a livello oculare si inserisca come terzo fattore il sistema nervoso svolgendo un importante ruolo di modulazione degli altri due sistemi mediante neuromediatori. Questi studi sia pure ad un livello ancora sperimentale, lasciano intravedere un possibile approccio completamente nuovo al trattamento delle patologie infiammatorie oculari.




Ruolo del Nerve Growth Factor (NGF) nelle patologie della superficie oculare
Il NGF è stato scoperto nei primi anni ’50 dalla professoressa Rita Levi-Montalcini, che è stata insignita del Premio Nobel per la Medicina nel 1986 per i suoi studi sul ruolo svolto da questa neurotrofina sul sistema nervoso. Oggi è noto come il NGF è prodotto da una grande varietà di cellule presenti non solo nel sistema nervoso centrale e periferico, ma anche da fibroblasti, cellule epiteliali e cellule del sistema immunitario, endocrino e visivo. E’ stato dimostrato come il NGF svolge un ruolo trofico, tropico e differenziativo su specifici neuroni del sistema nervoso periferico (simpatico e sensitivo) e del sistema nervoso centrale, ed è in grado di modulare l’attività della maggior parte delle cellule immunocompetenti. I primi studi sugli effetti del NGF sul sistema visivo risalgono ai primi anni ’70 ed erano finalizzati a studiare gli effetti di questa neurotrofina sul nervo ottico, sulla retina e sui centri visivi del sistema nervoso centrale.




Questi studi hanno dimostrato come il NGF svolga un ruolo importante nei processi di differenziamento a livello della retina e del nucleo genicolato e come sia in grado di ridurre i danni di natura meccanica e ischemica a livello del nervo ottico e dei neuroni gangliari retinici. Più recentemente abbiamo esteso le conoscenze sul ruolo svolto dal NGF nei meccanismi patogenetici retinici dimostrando come questa neurotrofina sia in grado di ridurre l’evoluzione del danno retinico in modelli animali di retinopatie degenerative e ipertensive.




Agli inizi del 1995 abbiamo cominciato a studiare una possibile influenza del NGF nella fisiopatologia della superficie oculare. Abbiamo dimostrato che vi era un aumento dei livelli circolanti di NGF nella congiuntivite primaverile, una patologia di natura allergica, e come tali incrementi fossero correlati con l’entità dell’infiltrato mastocitario congiuntivale. Si apriva così un campo di ricerca sulle possibili inplicazioni del NGF nei processi infiammatori oculari. In uno studio successivo abbiamo dimostrato come il recettore ad alta affinità (TrkA) fosse espresso dalle cellule epiteliali congiuntivali e corneali umane e come vi fosse un aumento nel numero di cellule positive per il TrkA nello stroma congiuntivale in corso di patologie infiammatorie corneo-congiuntivali. Era evidente come il NGF svolgesse un ruolo nei processi fisiopatologici della superficie oculare.




Sulla base delle conoscenze acquisite sul ruolo del NGF sul sistema sensitivo, sul sistema immunitario e sulle cellule epiteliali corneali è stata presa in seria cosiderazione la possibilità di utilizzare il NGF nelle ulcere neutrofiche umane. E’ stato condotto uno studio pilota su 14 casi di ulcera neurotrofica con imminente rischio di perforazione e che non rispondevano alla terapia standard. In tutti i casi l’ulcera è completamente guarita dopo un trattamento di 2-6 settimane e la cornea è andata incontro ad un progressivo processo di chiarificazione dello stroma durante il successico periodo di osservazione di 1 anno, con un recupero della funzione visiva. Durante il follow-up non si sono avute recidive della patologia, e si è ottenuto un recupero della sensibilità nella maggior parte dei casi e non si sono registrati effetti collaterali locali o sistemici durante o dopo il trattamento.



Risulta evidente che il NGF svolge un ruolo fondamentale nella fisiopatologia dei processi riparativi corneali e come è possibile modulare i processi riparativi corneali mediante l’ applicazione di una molecola esogena, aprendo così uno straordinario campo di applicazione. Basta pensare che fino ad oggi non avevamo nessuna possibilità di influire su tali processi: una lesione di qualsiasi origine poteva esitare in una cicatrice opaca con grave deficit visivo e non potevamo modulare gli specifici meccanismi riparativi innescati dal danno.




La ricerca c’indicherà se e quando intervenire con la somministrazione di NGF direttamente o d’altre molecole in grado di stimolarne la produzione endogena o di inibirla. L’espressione del recettore ad alta affinità per il NGF da parte di tutte le cellule corneali indica una possibile influenza di questa neurotrofina anche in patologie che interessino più profondamente la cornea aprendo un campo di studio e di ricerca sul possibile ruolo del NGF nelle patologie distrofiche-degenerative stromali e/o endoteliali. Inoltre le nostre ricerche suggeriscono un ruolo più ampio del NGF nella fisiopatologia di tutta la superficie oculare, agendo potenzialmente anche nei processi infiammatori a carico della congiuntiva. Pertanto il possibile campo di applicazione non è limitato ai soli danni corneali, ma coinvolge tutte le patologie di natura distrofica-degenerativa ed infiammatoria a carico della cornea e congiuntiva.

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roberta


lunedì 11 dicembre 2006, 13:24
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