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alla ricerca di stefano e altro 
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Utente anziano
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Iscritto il: venerdì 28 gennaio 2005, 14:18
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Salve a tutti.
Non posso che confermare le asserzioni del dr. Lombardi.
Effettivamente il cheratocono è una patologia che stiamo diagnosticando sempre più spesso. Questo può dipendere da molti fattori alcuni dei quali chiari ed altri meno noti.
Tra i fattori evidenti un posto di primo ordine lo occupa la maggiore capacità di diagnosi ( oggi la topografia corneale viene eseguita sempre più spesso ed anche dei negozi di ottica la utilizzano), il cheratocono è una malattia che è divenuta più conosciuta e quindi di fronte ad un astigmatismo irregolare si pone sempre il sospetto di cheratocono, l'uso di lenti a contatto sempre più diffuso ( anche per motivi estetici come cambiare il colore ad i propri occhi !!) può portare ad una manifestazione clinica di cheratocono anche in quegli occhi che erano magari portatori di un " semplice " cheratocono frusto, etc.etc.
Tra i fattori meno chiari si deve considerare anche, e soprattutto, la recente scoperta che, nei pazienti portatori di cheratocono sottoposti ad indagine genetica, sono stati isolati quattro diversi geni sempre presenti in quei gruppi. Da qui l'ipotesi di una " predisposizione" genetica allo svilupparsi del cheratocono.
Il fatto che in gruppi familiari dove il cheratocono è presente siano anche presenti tali geni fa pensare che tali geni siano, se non responsabili della malattia, almeno capaci di predisporre a tale patologia. Esistono poi dei dati statistici che mostrano la presenza di allergie, oculari e non, in moltissimi dei soggetti affetti dal cheratocono. Esiste poi la presenza dello " stropicciamento" degli occhi in quasi tutti i pazienti colpiti dal KC.
Esiste poi la presenza del cheratocono in pazienti che hanno legami familiari, e quindi genetici, ma che vivono a distanza di centinaia se non migliaia di chilometri e che quindi per tale ragione non possono avere in comune dei fattori ambientali.
Insomma, stiamo andando avanti con la ricerca e la raccolta di tutti i dati scientificamente raccolti, potrà permetterci di andare sempre più a fondo nella conoscenza di tale malattia.
Intanto, però, mi sembra ovvio che chi è colpito da tale problema cerchi una soluzione che gli permetta di vivere decorosamente e di vedere il mondo che lo circonda con tutta la gioa possibile. Tali soluzioni devono essere, ovviamente, sicure ( non peggiorare certo la situazione!), devono essere in gardo di " durare " e non di fornire un miglioramento solo temporaneo, devono inoltre essere accessibili a tutti e non costare ( mi si scusi la battuta ) un occhio della testa.
Bene, la Mini ARK risponde a questi requisiti ed inoltre non preclude la possibilità di essere sottoposti, se servisse, ad altri intrventi chirurgici. Infatti chi è colpito dal cheratocono è, quasi sempre, una persona giovanissima che ha davanti a se tutta la vita e potrebbe essere necessario dovere affrontare, nel corso degli anni, altri interventi chirurgici ( da una cataratta ad un glaucoma ed anche un trapianto di cornea per motivi differenti dal cheratocono). Bene, chii ha subito un interventi di Mini ARK ha un occhio più " sano " di prima dell'operazione e può tranquillamente pensare al proprio futuro con tali certezze.
Il fatto poi che, nel resto del mondo, si stia diffondendo la coscienza che esiste una tecnica chirurgica capace di tutto ciò ( la Mini ARK appunto ), è un dato di fatto.
Anche io posso confermare che pazienti provenienti dal resto del mondo vengano in Italia ad operarsi è un dato di fatto.
Per quanto riguarda il mio studio posso dire di avere operato persone provenienti dall' Europa ( Lussemburgo e Belgio ) ed anche dal Brasile.
Questo ci deve fare riflettere sul fatto che, terminato il necessario tempo della riflessione, si deve passare al momento della decisione ed affrontare il proprio futuro consci, però, che molte altre centinaia di persone sono già passate per questa fase e la hanno anche superata.
Le testimonianze dei vari " keratoconici " già operati deve fare riflettere quanti sono ancora nella fase del dubbio.
Carissimi saluti e tanti auguri a tutti.
Dr. Marco Abbondanza

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dr. Marco Abbondanza


sabato 5 febbraio 2005, 16:52
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Cita:
Il Prof. Corrado Balacco Gabrieli direttore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche dell’Università di Roma.è stato eletto Presidente in sostituzione del prof. Umberto Merlin per il biennio 2005 – 2006.

citazione fatta dal sito della soi.
http://www.soiweb.com/news_reader.php?id=341
hei stefano non mi dirai che il dott merlin a qui ti riferisci é il presidente uscente della soi.
fammi sapere, e se non è lui per piacere scrivimi il suo nome di battesimo
grazie del tuo tempo
saluti max


domenica 6 febbraio 2005, 14:15
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Messaggio l'appoggio sincero del Dott.Abbondanza
:D Cari amici e poi non venitemi a dire che sono fissato!?
Mi trovo al solito con una nuova e-mail del mio affezzionato collega che inizia dicendo di confermare le mie asserzioni,per poi cercare di criticarle e possibilmente smentirle con errate informazioni.
Purtroppo al solito:shock: "parla di argomenti nemmeno letti accuratamente e quindi non capiti,e ne trae "scientifiche conclusioni"!!?? :oops:
Quando comincia a spiegarci le recenti ricerche genetiche dove..."sono stati isolati quattro diversi geni sempre presenti in quei gruppi.Da qui l'ipotesi di una "predisposizione"genetica allo svilupparsi del cheratocono".

Tanto per essere chiari:1) tre distinti e separati gruppi di ricerca universitari:due italiani ed uno americano hanno scoperto ognuno dei tre un gene diverso dagli altri ed uno dei due gruppi italiani ben due geni per un totale ,ad oggi,di quattro geni diversi.
Nessuno dei singoli gruppi ha trovato i geni degli altri,quindi "nessuno ha individuato gli stessi geni" .
2) per i colleghi ricercatori non si tratta di "ipotesi di predisposizione"ma di sicuro nesso di causalita' tra il gene e la malattia.

Piccola, ma fondamentale mia critica a cio'che e' stato trovato, e' che per una malattia di solito e' sufficiente la variazione di un solo gene,quattro mi sembrano troppi.
Inoltre i colleghi non hanno fatto la controprova con tessuti non oculari,e quindi non si puo' seriamente concludere che siamo di fronte ad una malattia genetica che modificherebbe il gene in tutti i tessuti del corpo.

Da ultimo l'Agente Patogeno da noi scoperto ha tra le altre attivita', (collaterali all'indebolimento del collagene corneale da cui l'inizio della destrutturazione corneale e quindi l'inizio dell'ectasia progressiva),quella di modificare localmente(cioe' nella cornea)il genoma cellulare da cui la scoperta,ad oggi,di ben quattro geni.

A voi le conclusioni,buona notte, e speriamo di farla finita con le e-mail ...."vorrei ,ma non so,ma parlo lo stesso cosi ci sono anch'io... e faccio bella figura :lol: :roll: ...o almeno lo spero :?: :!: :shock: "


lunedì 7 febbraio 2005, 1:00
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